Paracetamolo in gravidanza, bambini a rischio di problemi comportamentali

Il paracetamolo, annoverato tra i farmaci sicuri utilizzabili in gravidanza, comporterebbe in realtà dei rischi per i nascituri. Un ampio studio condotto da Jean Golding dell’Università di Bristol e appena pubblicato sulla rivista Paediatric and Perinatal Epidemiology, ha messo in luce successivi problemi comportamentali ed emotivi da parte dei bambini. 

È una ricerca molto interessante perché caratterizzata da molti anni di osservazione dello stato di salute dei bambini (monitorati dai 6 mesi fino all’adolescenza e sottoposti a test cognitivi e comportamentali di vario tipo nel corso del tempo). Alla fine è risultato evidente che l’assunzione di paracetamolo in gravidanza è associabile con il maggior rischio di iperattività e di deficit di attenzione durante l’infanzia, specie per i maschietti. Problemi che tenderebbero a svanire una volta che i bambini hanno terminato il ciclo delle scuole elementari, ma i ricercatori stessi hanno dichiarato che potrebbe essere utile valutare a lungo termine se i bambini più grandi, e poi in seguito gli adulti – figli di donne che hanno assunto paracetamolo in gravidanza – siano al riparo da problemi di comportamento.

 

Anche se questa ricerca non ha potuto stabilire l’esistenza di un legame di causa ed effetto tra paracetamolo e problemi comportamentali, piuttosto solo una associazione, non può non far riflettere. 

Inoltre i risultati di questo studio sarebbero in linea con quanto già riscontrato in altri studi precedenti. Potrei citarne tre: 

  • Uno studio danese che ha evidenziato che i bambini le cui madri erano state esposte a paracetamolo durante la gestazione presentavano un rischio aumentato di deficit di attenzione e di disturbi ipercinetici. 
  • Uno condotto in Nuova Zelanda che ha riscontrato un’associazione tra utilizzo del paracetamolo in gravidanza e successiva diagnosi di ADHD. 
  • Uno norvegese che ha osservato una potenziale correlazione tra esposizione prenatale a paracetamolo e sviluppo psicomotorio (problemi nella comunicazione, sviluppo motorio) e alterazioni comportamentali nei bambini a 3 anni.

 

Certamente ogni ricerca ha i limiti relativi alla natura osservazionale e retrospettiva del lavoro e i risultati devono essere sempre replicati in ulteriori studi, ma le evidenze attualmente disponibili mi sembrano molto preoccupanti perché suggeriscono che effettivamente il paracetamolo può avere degli effetti sullo sviluppo del bambino. 

Sarebbe opportuno evitarlo in gravidanza o almeno limitare la terapia al minimo indispensabile. 

Invece, siccome è sempre stato considerato sicuro, se ne è fatto e se ne continua a fare spesso un abuso. 

Non solo gli adulti lo utilizzano spesso,  purtroppo lo si dà con leggerezza anche ai bambini (arriva la febbre e via subito molti fanno ricorso alla tachipirina per abbassarla).

 

Ricordiamoci che tutti i farmaci, non solo il paracetamolo, vanno sempre – e soprattutto in gravidanza e nell’infanzia – utilizzati con prudenza. 

Solo quando realmente necessario e sotto stretta indicazione medica.

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