Un errore diagnostico ha distrutto per sempre la vita di un uomo di Cisterna Latina trasformandola in un incubo fino al tragico epilogo.
All’uomo fu detto di essere affetto da SLA, una malattia neurodegenerativa grave e progressiva, e per sei anni seguì cure specifiche affrontando angosce e paure finché, cambiando struttura ospedaliera, scoprì che, in realtà, si trattava di una forma di artrosi cervicale curabile.
Ormai, però, la sofferenza interiore era così avanzata che si era trasformata in una grave depressione e questo lo portò a togliersi la vita.
La storia ebbe inizio nel 2000, l’uomo si è suicidato nel 2018 e nel 2022 la giustizia civile ha riconosciuto la responsabilità medica e disposto un risarcimento per i familiari (peraltro recentemente ridotto in appello da 148.000 euro a 120.000).
Rimane il fatto che una vita è andata perduta e nessuna somma di denaro la potrà mai ripagare.
Anche se il tema è ancora poco discusso dal grande pubblico, gli errori diagnostici rappresentano una delle principali criticità del nostro sistema sanitario.
Ogni anno in Italia migliaia di persone subiscono le conseguenze di una diagnosi medica errata. Le diagnosi sbagliate possono assumere diverse forme: si va dalla diagnosi mancata, al ritardo diagnostico, fino all’errore vero e proprio nella diagnosi e le specialità più colpite includono l’oncologia, la neurologia, il pronto soccorso, la medicina generale.
Le cause sono molteplici: carichi di lavoro eccessivi, comunicazione insufficiente tra medico e paziente, errori nei test diagnostici o interpretazioni superficiali.
Le conseguenze di questi errori possono essere gravi, o addirittura fatali, come nel caso sopracitato.
Migliorare la sicurezza diagnostica dovrebbe, quindi, diventare una priorità del nostro sistema sanitario perché dietro ogni diagnosi c’è una vita.
È possibile?
Serve, da un lato, una formazione continua per medici e specialisti, ma serve anche la cultura del secondo parere medico, che dovrebbe essere vista non come sfiducia, ma come buona prassi.
Soprattutto, serve che il sistema sanitario dia tempo, ascolto e attenzione al paziente riducendo il sovraccarico dei professionisti.

