Negli ultimi anni la diagnosi di celiachia sta vivendo un’evoluzione importante. Finora la possibilità di evitare la biopsia duodenale riguardava quasi esclusivamente bambini e adolescenti, seguendo i criteri europei: livelli di anticorpi anti-transglutaminasi IgA (tTG-IgA) ≥10 volte il limite superiore della norma, conferma con anticorpi anti-endomisio (EMA) e sintomi compatibili. In questi casi, l’accuratezza era considerata sufficiente da rendere non indispensabile il prelievo intestinale.
Ora, come riportato da Medico e Paziente, le nuove linee guida europee estendono con cautela questa possibilità anche ad alcuni adulti, ma solo a condizioni molto precise. Il criterio resta lo stesso: titoli di tTG-IgA estremamente elevati, ottenuti con test di laboratorio ad alta affidabilità. In questa ristretta categoria di pazienti, è possibile formulare una diagnosi credibile anche senza endoscopia.
Non si tratta però di una liberalizzazione dell’approccio. In Italia, SIGE e AIC ribadiscono che per gli adulti la biopsia rimane il riferimento diagnostico principale. La strategia “no-biopsia” è un’opzione condizionata, praticabile soltanto in centri esperti e solo quando la sierologia è chiara e inequivocabile.
RIASSUMENDO: l’esenzione dalla biopsia non nasce oggi, ma riguarda da anni l’età pediatrica. La novità è un’estensione prudente agli adulti più selezionati.
Nessuna scorciatoia: evitare un esame invasivo è possibile, ma purtroppo solo quando i dati di laboratorio lo permettono davvero.

