Dopo 24 anni di ricoveri e terapie fallite per pancreatite cronica recidivante, una donna ha trovato finalmente sollievo definitivo grazie a una terapia a base di un olio di cannabis ad alto contenuto di CBD (cannabidiolo).
Il cannabidiolo è un cannabinoide non psicoattivo, quindi estraneo alle sostanze stupefacenti, ma dotato di comprovate proprietà antinfiammatorie, immunomodulanti e neuroprotettive.
Nel caso di questa signora il trattamento, prescritto dall’UOC Cure Palliative dell’ASL di Bari (dottor Felice Spaccavento, in collaborazione col professor Silvio Tafuri), ha portato quasi immediatamente alla scomparsa del dolore e poi, nelle settimane a seguire, al recupero di ciclo mestruale, appetito e sonno e, dunque, all’interruzione di ogni altro farmaco.
È un risultato notevole perché la cannabis medica, priva di effetti collaterali, ha permesso un recupero clinico completo e duraturo in un caso resistente alle cure tradizionali.
La storia è stata riportata dalla rivista scientifica The Journal of Cannabis Research e conferma come il CBD possa rappresentare un’opzione terapeutica efficace in tanti ambiti differenti.

