Bevande zuccherate, il pericolo è doppio

Non è solo l’alto contenuto di zucchero (il cui consumo eccessivo è associato ad alcune malattie come l’obesità e il diabete) a rendere nocive le bevande artificialmente zuccherate, ma anche la presenza di microplastiche.

L’ha evidenziato di recente un’inchiesta condotta dal mensile Il Salvagente che ha effettuato l’analisi di 18 campioni di soft drink selezionati tra i più venduti sugli scaffali dei supermercati di tutta Italia.

Sotto la lente di ingrandimento molti marchi noti di aranciate, succhi e bevande varie zuccherine che, purtroppo, hanno tutti fornito un responso unico: la presenza di microplastiche.

Tutte e 18 le bottiglie esaminate, infatti, sono risultate contaminate, con valori che vanno da un minimo di 0,89 mpp/l (microparticelle per litro) ad un massimo di 18,89 mpp/l.

 

Le microplastiche sono piccole particelle insolubili in acqua di dimensioni inferiori a 5 mm che non sono visibili a occhio nudo.

Rappresentano una vera e propria emergenza che deve coinvolgere e mobilitare tutti – singoli, istituzioni e industrie – se vogliamo evitare di finire avvelenati. Ogni giorno a quanto pare introduciamo microplastiche nel nostro organismo, non solo con le bevande (compresa anche l’acqua in bottiglia), ma anche con gli alimenti,  primo fra tutti il pesce*.

I ricercatori si occupano di questo argomento da poco tempo e il grado di rischio è ancora in gran parte sconosciuto, ma è difficile pensare all’assenza di qualche effetto nocivo per la salute.

In realtà è molto probabile che queste particelle possano interferire sul sistema endocrino dell’organismo e anche diventare veicolo per sostanze tossiche potenzialmente cancerogene.

 

POST SCRIPTUM

*La presenza di microplastiche in organismi marini è stata documentata da varie ricerche scientifiche non ultima quella condotta da Università Politecnica delle Marche, Greenpeace e Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova su campionamenti condotti l’estate scorsa.

Ciò che preoccupa maggiormente – oltre all’inquinamento ambientale di spiagge e mari – è proprio il fatto che queste particelle, una volta ingerite dai pesci, possano trasferirsi nell’uomo attraverso la catena alimentare.

Ulteriori informazioni su questo argomento le puoi trovare in questi miei precedenti post:

Cosa mangia il pesce che mangi?

Soffocati dalla plastica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *