Plastica dentro di noi

Finora era solo un ragionevole sospetto ma ora è arrivato il primo studio che conferma ufficialmente che la plastica,  attraverso il cibo e l’acqua ingeriti, inquina anche il corpo umano.

Si tratta di uno studio pilota che è stato condotto presso l’Università di Vienna e l’Agenzia per l’Ambiente in Austria. I ricercatori hanno monitorato dieta e abitudini di un ristretto gruppo di partecipanti di diversi paesi (Italia, Giappone, Finlandia, Olanda, Russia, Polonia, Austria e Regno Unito) e analizzato le loro feci: in tutti i campioni esaminati sono state trovate diverse tipologie di microplastiche, fino a ben 9 tipologie diverse per campione. In media sono stati contati 20 frammenti ogni 10 grammi di escrementi.

 

Le microplastiche sono particelle di piccole dimensioni (meno di 5 mm) che possono provenire dai contenitori per alimenti, dalle bottiglie e anche da certi cibi di comune consumo, ad esempio il pesce e il sale.

Una volta entrate nel nostro corpo si accumulano nell’intestino, come ha mostrato questo studio, con il rischio di determinare una risposta immunitaria anomala e facilitare la trasmissione di sostanze tossiche o patogeni. Secondo il dottor Philipp Schwabl, autore della ricerca, quelle più piccole possono persino entrare nel circolo sanguigno, nel sistema linfatico e raggiungere il fegato con danni ancora più gravi.

 

È davvero ora di chiudere con la plastica magari obbligando multinazionali e aziende ad abbandonare l’usa e getta per favorire la vendita di prodotti sfusi.

Una coraggiosa iniziativa in tal senso l’ha presa il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello che lo scorso 3 luglio ha fatto un’ordinanza che mette al bando la plastica dall’isola. Il documento, che è entrato in vigore dal primo settembre,  prevede il divieto di vendere e utilizzare stoviglie, bicchieri e posate monouso non biodegradabili. Chi contravviene a questa disposizione può essere sanzionato con una multa e, se l’infrazione è reiterata, si può anche andare incontro alla chiusura dell’attività commerciale per alcuni giorni.

 

Speriamo che questa radicale battaglia ecologica lanciata dai lampedusani possa essere un’apripista per altre città d’Italia e del mondo.

Perché, se non proteggiamo l’ambiente e non ci impegniamo per tenerlo pulito, non abbiamo capito niente.

 

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