Cocktail di farmaci nei fiumi, a rischio la salute globale

L’inquinamento da farmaci è in drammatica crescita ed è un grosso problema da non sottovalutare perché è aumentato da 10 a 20 volte in più rispetto al 1995 secondo quanto attestato da uno studio della Radboud University di Nijmegen (Olanda) pubblicato da Environmental Research Letters.

I ricercatori, partendo da ricerche precedenti e focalizzando la loro attenzione su risorse idriche e impianti di trattamento delle acque, hanno analizzato i dati dei consumi di svariati farmaci e la mappa che è risultata, confrontata con quella del 1995, rivela molte più zone rosse. All’Europa e agli Usa – che già erano in pericolo vent’anni fa – si sono aggiunte ora diverse nazioni in Africa, Asia e Sudamerica e a preoccupare sono soprattutto i residui degli antibiotici che, oltre ad essere pericolosi per gli animali, potrebbero essere un fattore nello sviluppo dei batteri resistenti.

 

Dunque fai attenzione a non abusare dei medicinali e anche al modo in cui li smaltisci quando sono scaduti o non li assumi più perché, attraverso le fogne, i loro principi attivi finiscono in fiumi e mari con conseguenze dannose per molte specie animali e anche per tutti noi.

I farmaci, oltre ad avere in certi casi un effetto benefico terapeutico, possono provocare fenomeni tossici e gli effetti sull’uomo derivanti da una esposizione cronica, anche se a livelli molto bassi, sono al momento sconosciuti.

Secondo gli esperti di eco-farmacovigilanza non sono potenzialmente da sottovalutare fenomeni di resistenza batterica agli antibiotici e allergie, ma credo che non si possano negare i rischi di eventuali altri disturbi e problemi semplicemente perché al momento non sono dimostrabili.

I farmaci, infatti, permangono nell’ambiente per tempi lunghi e in molti fiumi del mondo sono stati individuati residui di antibiotici, antiinfiammatori non steroidei, paracetamolo, cardiovascolari, regolatori dei lipidi, diuretici, antidiabetici, antiulcera, broncodilatatori, farmaci del sistema nervoso centrale ed estrogeni.

 

Per esempio, parlando di estrogeni, uno studio ha mostrato che quelli presenti nell’ambiente acquatico, seppur a livelli molto bassi, contribuiscono alla femminilizzazione dei pesci di sesso maschile.

E in Pakistan nel 2004 si è potuto riscontrare che una specie di avvoltoio che si cibava di carcasse di mucche sottoposte a terapie con diclofenac si è ridotta del 95 per cento a causa dei decessi per insufficienza renale acuta attribuita proprio a questo antinfiammatorio.

Anche i farmaci veterinari, infatti, sono responsabili dell’inquinamento ambientale. E forse anche di più dei farmaci ad uso umano perché gli animali da allevamento trattati con i medicinali eliminano le feci e le urine direttamente a terra e così le sostanze nocive penetrano nel terreno.

 

Che possiamo fare?

  • Innanzitutto bisogna essere consapevoli che i farmaci sono sostanze che possono avere degli effetti collaterali anche gravi dunque non vanno presi con leggerezza e vanno usati in modo ragionevole quando si presenta un effettivo bisogno terapeutico senza abusarne.
  • In secondo luogo vanno smaltiti correttamente. Il che vuol dire che quelli scaduti o non più utilizzati non vanno gettati nel lavandino, nel WC e tantomeno nella spazzatura. In ogni farmacia sono presenti degli appositi contenitori adibiti per la raccolta differenziata dei farmaci.

 

Le cose si possono cambiare se si diventa più consapevoli e si adottano comportamenti più attenti e rispettosi.

 

P.S.

In questo mio precedente post ‘Abuso di farmaci, suggerimenti per un utilizzo sicuro’ puoi trovare alcuni consigli per un uso accorto dei farmaci quando è proprio inevitabile prenderli.

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