Cioccolato e farmaci, le accoppiate rischiose

Arriva la Pasqua e aumenta il consumo di CIOCCOLATO.

Se proprio si vuole, meglio quello fondente con alte percentuali di cacao (dal 70% e oltre), ma senza esagerare.

Soprattutto devono fare attenzione coloro che usano farmaci che si chiamano ‘inibitori delle monoaminossidasi’ che si impiegano nel trattamento della depressione e in quello del morbo di Parkinson e delle sindromi parkinsoniane.  Questi medicinali aumentano gli effetti della tiramina contenuta nel cacao sulla pressione arteriosa e si potrebbe quindi incorrere in una crisi ipertensiva.  

 

La caffeina contenuta nel cioccolato può anche potenziare l’effetto di alcuni stimolanti (metilfenidato) e al contrario può contrastare l’effetto dei sedativi-sonniferi (zolpidem).

Il cioccolato andrebbe inoltre evitato anche nel caso in cui si stiano assumendo farmaci contro l’ulcera poiché è sconsigliato in presenza di questa problematica (è sconsigliato, in realtà, anche a chi soffre di reflusso gastroesofageo e sindrome del colon irritabile, a chi lamenta frequenti mal di testa ed emicranie, a chi ha la dermatite atopica).

 

Generalmente nessuno ci pensa, invece bisogna fare attenzione perché ci possono essere relazioni molto pericolose tra farmaci e molti cibi che possono influire sull’assorbimento, il metabolismo e la biodisponibilità dei medicinali,  renderli inefficaci, potenziarne la tossicità o un particolare effetto collaterale creando reazioni indesiderate anche gravi.

Ad esempio il POMPELMO riduce nell’organismo l’attività di un enzima,  il citocromo P450, che provvede a metabolizzare parecchi medicinali come, ad esempio, le statine usate per il colesterolo, alcuni immunosoppressori presi dopo il trapianto d’organo e le pillole contraccettive. Il che significa che con l’assunzione di questo frutto o del suo succo la concentrazione di questi farmaci nel sangue aumenta oltre il livello di sicurezza favorendo la comparsa di importanti effetti collaterali.

La LIQUIRIZIA, per fare un altro esempio, aumenta la tossicità della digossina,  una molecola indicata per l’insufficienza cardiaca e le anomalie del ritmo cardiaco, invece riduce l’efficacia dei farmaci antipertensivi e dei diuretici.

L’AGLIO aumenta l’attività dei farmaci utili a fluidificare il sangue (come il Coumadin): 6-8 grammi giornalieri possono incrementare l’eventualità di un sanguinamento, mentre la vitamina K contenuta nelle FOGLIE VERDI (cavoli, spinaci, cime di rapa …) può rendere il farmaco meno efficace.

 

Il consiglio, dunque, è quello di seguire una dieta equilibrata senza eccedere nel consumo di un alimento in particolare. E se assumi un medicinale, ricordati di leggere le avvertenze contenute nel foglietto illustrativo consultando sempre il medico curante o il farmacista se hai qualche dubbio.

 

P.S.

Anche certi integratori alimentari possono interagire con alcuni farmaci. Penso al GINKGO BILOBA (che aumenta il rischio di emorragie con gli anticoagulanti e l’acido acetilsalicilico) o al GINSENG  (che potenzia l’effetto di farmaci per il controllo del diabete fino a provocare vere crisi ipoglicemiche). Ma possono essere molte le erbe e le sostanze naturali in grado di alterare le performance di un farmaco. Un naturopata preparato deve conoscere queste possibili interferenze e di conseguenza sapersi regolare se ha di fronte persone che assumono medicinali per evitare di incappare in qualche brutto incidente di percorso.

 

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