Autopsie Covid-19, la magistratura indaghi

Nella tragedia del Covid-19 c’è una questione molto importante da approfondire: quella delle autopsie, indicate come necessarie dagli anatomopatologi, ma invece sconsigliate dal ministero. 

Come mai, se la Società italiana di Anatomia patologica, in un documento diramato il 22 marzo, raccomandava di effettuare le autopsie (proprio per capirne di più sulla malattia e le sue complicazioni mortali), il Ministero della Salute, al contrario, con la successiva Circolare datata 8 Aprile, suggeriva di non  procedere all’esecuzione di riscontri diagnostici?

Ma vediamo nero su bianco i passaggi principali di questi due documenti che allego a margine di questo post nella loro versione integrale e completa così che ognuno se li possa andare a leggere.

 

Nel documento del 22 marzo* prodotto da COMLAS (Società Scientifica dei Medici Legali delle Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale) e SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica) a pagina 5 si legge “Il presente documento è principalmente rivolto al personale in servizio presso le Strutture obitoriali (anatomo-patologi, medici legali, coordinatori infermieristici, tecnici di sala settoria, medici assistenti in formazione specialistica, nonché personale ausiliario, amministrativo e di vigilanza) e deve essere applicato ad ogni decesso da COVID-19, sia esso sospetto, probabile o confermato”. E poi a pagina 13 è scritto:“Qualora all’esito della valutazione preliminare si ritenga che un decesso possa essere dovuto a COVID-19, i successivi accertamenti devono essere orientati alla conferma della diagnosi e alla precisa definizione del ruolo dell’infezione da SARS-CoV-2 nel determinismo della morte (studio di eventuali condizioni preesistenti e comorbidità in grado di caratterizzare una condizione di fragilità del soggetto)”. 

Appunto: ricordate quando abbiamo sentito parlare di ‘morti CON coronavirus e morti PER coronavirus’? Se le autopsie fossero state fatte fin da subito, e per ogni decesso, ci sarebbero stati a riguardo dati più precisi e utili.

 

Invece, in modo sorprendente, per non dire sconcertante, nonostante queste specifiche e chiare indicazioni degli anatomopatologi, il Ministero della Salute nella Circolare datata 8 aprile 2020* (Oggetto: Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia COVID-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione), testualmente a pagina 3 scrive che:Per l’intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati di Covid-19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio”. E con riferimento ad un eventuale interesse e intervento della magistratura a pagina 4 precisa: L’Autorità Giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l’accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l’autopsia non sia strettamente necessaria. Analogamente le Direzioni sanitarie di ciascuna regione daranno indicazioni finalizzate a limitare l’esecuzione dei riscontri diagnostici ai soli casi volti alla diagnosi di causa del decesso, limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento”.

 

Perché scoraggiare il ricorso a quello che è l’esame più importante che consente di scoprire le reali cause di un decesso? Non è per niente un dettaglio trascurabile dinanzi a un grande numero di morti causate da una malattia che non si conosceva ancora bene. Quanta gente si sarebbe potuta salvare se i corpi dei poveri defunti non fossero stati velocemente inceneriti? 

E infatti quando, nonostante il monito della circolare ministeriale, qualche medico ha cominciato a effettuare delle autopsie, è emerso che la causa della morte non era polmonite interstiziale, ma l’insorgenza di trombi, per cui la ventilazione a cui si era spasmodicamente ricorsi nei reparti di terapia intensiva fino a quel momento non era la terapia adatta, ma anzi controindicata, e invece si poteva agire più efficacemente contro il virus con farmaci come l’eparina. 

La scoperta, prima è circolata in rete e su whatsapp in via non ufficiale (le notizie facevano riferimento alla lettera anonima di un cardiologo) ed è stata subito bollata dal professor Burioni come fake news, poi però di lì a qualche giorno l’Aifa (l’Agenzia italiana per il farmaco) ha autorizzato uno studio sull’uso dell’anticoagulante ammettendo 300 pazienti alla sperimentazione coordinata dal Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Infine, in queste ultime ore, è rimbalzata su alcuni media la notizia che uno studio dei medici dell‘ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (che hanno eseguito le autopsie non rispettando il suggerimento del ministero della Salute e riscontrando le conseguenze letali causate dall’insorgenza di trombi) è in attesa di essere pubblicato su The Lancet, una delle riviste specialistiche più rinomate in ambito scientifico.

 

Dunque oggi, grazie a quelle autopsie ‘sconsigliate’ ma in realtà decisive, si è visto che più pazienti sono deceduti a causa di trombosi e la teoria più credibile collegata a questa scoperta è che il virus attacchi alcuni recettori che si trovano proprio lungo i vasi sanguigni, da qui la scelta di utilizzare l’eparina (al Papa Giovanni XIII lo stanno facendo con buoni risultati da oltre un mese e non è l’unico ospedale italiano in cui si cura con questo anticoagulante).  

Inoltre, anche grazie alla sperimentazione del plasma iperimmune, avviata dai medici del S. Matteo di Pavia e del Carlo Poma di Mantova e ora seguita da molti altri centri ospedalieri, l’epidemia è diventata gestibile e sotto controllo, tanto che le terapie intensive si sono svuotate e ormai non ci sono più pazienti gravi. 

Onore ai Medici che lavorano in scienza e coscienza, e per fortuna ultimamente stiamo scoprendo che in Italia ce ne sono tanti, ma non sarà anche il caso che la magistratura indaghi su quanto è accaduto e sta accadendo?

C’è necessità di chiarezza. C’è necessità di trasparenza. 

Lo dobbiamo ai morti. Lo dobbiamo a coloro che hanno perso in quel modo devastante i loro cari senza neanche poter stare loro accanto negli ultimi istanti o senza avere un corpo poi su cui piangere. 

Lo dobbiamo a noi stessi perché sono tante le cose che non tornano in questa maledetta storia.

 

*Documento del 22 Marzo/2020  prodotto da COMLAS e SIAPEC-IAP

Autopsie COMLAS e SIAPEC doc. 22.3.2020

https://www.siapec.it/public/uploads/archiviodocumenti/PRD%20COVID-19-9%20rev001%20010420.pdf

*Circolare Ministero della Salute 8 Aprile/2020

Autopsie Circolare Ministero Salute 8.4.2020

http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&codLeg=73832&parte=1%20&serie=null

 

 

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